“Quale scarpa devo comprare per non farmi male?” È una delle domande che sento più spesso dai runner. Per rispondere, conviene separare ciò che sappiamo da ciò che ancora non possiamo affermare: la scarpa può influire sulla corsa, ma non esiste una tipologia dimostrata come protezione universale dagli infortuni.
La revisione Cochrane: nessuna scarpa “magica”
Nel 2022 una revisione Cochrane ha raccolto 12 studi con 11.240 partecipanti, tra runner amatoriali e persone in ambito militare. Nel complesso, la certezza delle prove varia da bassa a molto bassa per la maggior parte dei confronti: le ricerche non permettono di stabilire con sicurezza che una scarpa prevenga più infortuni di un’altra.[1]
- Ammortizzate o minimaliste: le scarpe neutre o ammortizzate probabilmente fanno poca o nessuna differenza rispetto alle minimaliste nel numero di runner che si infortunano; la certezza è bassa.[1]
- Morbide o rigide: la revisione non individua una differenza affidabile nel rischio d’infortunio; la certezza di questa evidenza è bassa.[1]
- Scelte in base alla forma del piede: prescrivere la scarpa in base al tipo di appoggio non ha mostrato una riduzione degli infortuni. I tre studi su questo confronto riguardavano però personale militare: non è detto che i risultati si trasferiscano allo stesso modo ai runner amatoriali.[1]
Pronazione e supinazione, quindi, non bastano da sole per stabilire quale modello ti proteggerà. Conta il quadro complessivo: storia personale, allenamento, caratteristiche della scarpa e sensazioni durante la corsa.
Il comfort come criterio di scelta
Un’analisi pubblicata nel 2025 ha studiato 527 runner amatoriali coinvolti in una sperimentazione più ampia. Chi percepiva un’ammortizzazione moderata o alta ha riportato un rischio d’infortunio inferiore rispetto a chi la percepiva bassa. Il dato suggerisce che la sensazione della scarpa meriti attenzione quando la provi, ma si tratta di un’associazione: non dimostra che scegliere una scarpa “comoda” causi una riduzione degli infortuni.[3]
Anche il trial randomizzato del 2020, condotto su 848 runner, ha osservato un rischio maggiore nel gruppo assegnato alla versione più rigida. La revisione complessiva Cochrane resta però prudente: le prove disponibili non sono sufficienti per trasformare un risultato isolato in una regola valida per tutti.[1][2]
Scarpe con piastra in carbonio: più efficienti, con differenze tra i terreni
Per la prestazione su strada, una meta-analisi del 2026 ha trovato una riduzione media della richiesta metabolica di circa il 2–3% durante la corsa submassimale con scarpe dotate di piastra. Il dato riguarda però scarpe complete, spesso con schiume e geometrie diverse: non consente di attribuire tutto il vantaggio alla piastra isolata.[4]
In salita i risultati dipendono dal protocollo e dal modello. In un piccolo studio su runner di trail, una scarpa con piastra non ha cambiato il costo energetico sul piano e lo ha aumentato di circa il 2% su tapis roulant inclinato al 10%.[5] Un altro studio, su 16 runner competitivi e con una salita più lieve, ha invece misurato un risparmio energetico vicino al 3%.[6] Sono condizioni diverse e campioni contenuti: al momento non autorizzano conclusioni generali su ogni percorso di montagna.
Sul fronte degli infortuni, i dati sono ancora limitati. In uno studio biomeccanico su 12 runner competitivi, una scarpa da gara con piastra ha mostrato una maggiore escursione di eversione rispetto a una scarpa minimalista. È un dato di movimento, non la prova che la scarpa provochi fratture: non sono stati misurati gli infortuni e il campione era piccolo.[7]
Cosa fare in pratica
- Prova la scarpa: scegli un modello che senti confortevole al piede e durante la corsa. Il tipo di appoggio, da solo, non identifica una scarpa “giusta”.
- Introduci gradualmente i cambiamenti: se passi a una scarpa molto diversa — minimalista, con rocker pronunciato o con piastra — alternala inizialmente al modello abituale e aumenta l’uso con gradualità.
- Gestisci i carichi: volume, intensità e recupero contano. La scarpa non compensa un aumento troppo rapido dei chilometri o degli allenamenti impegnativi.
- Ascolta il dolore: se compare un dolore nuovo o persistente al piede, fai una valutazione prima di aumentare i carichi.
In breve: la scarpa migliore è quella adatta alla tua corsa e alle tue sensazioni, inserita in un allenamento progressivo. La ricerca continua a studiare quali caratteristiche possano essere utili a persone e contesti diversi.
Bibliografia essenziale
- Relph N. et al. Running shoes for preventing lower limb running injuries in adults. Cochrane Database Syst Rev. 2022;8:CD013368. Revisione Cochrane.
- Malisoux L. et al. Shoe Cushioning Influences the Running Injury Risk According to Body Mass: A Randomized Controlled Trial Involving 848 Recreational Runners. Am J Sports Med. 2020;48(2):473–480. PubMed.
- Malisoux L. et al. Association of Shoe Cushioning Perception and Comfort With Injury Risk in Leisure-Time Runners. Eur J Sport Sci. 2025;25(11):e70063. PubMed.
- Kobayashi E.N. et al. Metabolic effects of carbon-plated running shoes: a systematic review and meta-analysis. Front Sports Act Living. 2026;7:1710224. Testo completo su PubMed Central.
- Jaboulay C., Giandolini M. Effect of increased bending stiffness on running economy and joint biomechanics in uphill running and running on unstable terrain. Footwear Science. 2025;17(1):19–27. DOI.
- Whiting C.S., Hoogkamer W., Kram R. Metabolic cost of level, uphill, and downhill running in highly cushioned shoes with carbon-fiber plates. J Sport Health Sci. 2022;11(3):303–308. Testo completo su PubMed Central.
- Hannigan J.J., Westley L., Jin L. Injury and performance-related running biomechanics in advanced footwear technology compared to minimalist footwear. Footwear Science. 2024. DOI.